dalla Redazione di Liquida
Megaupload chiuso dall'FBI: è la #primaguerradigitale?
La piattaforma di filesharing è stata oscurata un tutto il mondo dopo l'arresto del fondatore Kim Schmitz, accusato di associazione a delinquere e riciclaggio. Per rappresaglia, Anonymous ha attaccato i siti del governo Usa
Gli utenti italiani se ne sono accorti giovedì sera: Megaupload e Megavideo, due tra le più popolari piattaforme per il file sharing e per la visione di film in streaming, non sono più accessibili. I due siti sono stati chiusi dall'FBI dopo aver arrestato ad Auckland, in Nuova Zelanda, Kim "DotCom" Schmitz, fondatore di Megaupload, insieme ad altri sette manager della società.
La notizia della chiusura di Megaupload ha fatto immediatamente il giro del Web e su Twitter #Megaupload è immediatamente diventato Trending Topic. Molti utenti hanno proposto "72 minuti di silenzio in onore di Megaupload", ricordando il famoso limite di fruizione ben noto a tutti gli utenti non registrati.
Subito dopo è partita una rappresaglia da parte di Anonymous, annunciata da un tweet:
"Get some popcorn... It's going to be a long lulzy night" ("Prendete dei popcorn... sarà una lunga notte")
Il gruppo hacker ha infatti oscurato il sito del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Sotto attacco anche i siti del Recording Industry of America, della Motion Picture Association of America e della Universal Music.
Nel frattempo si sta diffondendo a velocità straordinaria sul Web la notizia che Megaupload sarebbe già tornato online: sul sito compare un avviso a collegarsi ad un indirizzo IP di megaupload.bz per accedere nuovamente ai contenuti. Ma Google cataloga l'indirizzo come un tentativo di phishing e gli utenti sono i primi ad essere dubbiosi sulla veridicità dell'escamotage.
Il provvedimento dell' Fbi arriva a pochi giorni dal rinvio della discussione al Congresso dello Stop Online Piracy Act (SOPA), rimandata a febbraio dopo la protesta di Wikipedia e di altri pezzi grossi del Web. Il segnale della giustizia americana contro lo scambio di file protetti da copyright è forte, e dimostra anche la fortissima pressione delle major cinematografiche e musicali che da anni combattono la loro battaglia contro la pirateria. Megaupload è accusato di aver inflitto danni per 500 milioni di dollari di mancati incassi con la pirateria di film e di altri contenuti.
Ad Auckland, Schmitz è già comparso davanti a un tribunale neozelandese: il fondatore del sito, 37 anni di nazionalità tedesca, ha dichiarato di "non avere nulla da nascondere". Arrestati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d'autore, Schmitz e gli altri arrestati rischiano fino a 50 anni di carcere.
E, mentre su Twitter si discute se sia scoppiata la "prima guerra digitale", c'è chi pensa che la lotta alla pirateria e lo Stop Online Piracy Act abbiano poco a che fare con l'arresto di Schmitz e la chiusura di Megaupload. Nel suo blog, Il Disinformatico, Paolo Attivissimo scrive:
"Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d'accusa in sintesi o per intero. I suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro, tanto per dirne una. [...] Stiamo parlando di gente che s'è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti con Megaupload. [...] Un conto è il file sharing senza scopo di lucro; un altro è lucrare sul file sharing".
Approfondisci: Lo Storify di Intervistato su #Megaupload
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